CARCERI: QUAGLIARIELLO, EVITARE AMNISTIA, SE E’ POSSIBILE
(AGI) - Roma, 29 dic. - “Fino a che e’ possibile, le amnistie vanno evitate”. Lo ha detto il sen. Gaetano Quagliariello, nel corso di un Filodiretto a Radio Radicale. “Io penso - ha spiegato - che l’amnistia debba essere sempre considerata una sconfitta. E’ vero pero’ che c’e’ un momento in cui si deve prendere atto che si subisce una sconfitta, accade anche nella vita”.
Il vice capo gruppo del PdL al Senato ha elencato le sue proposte, una serie di cose “da fare a valle: depenalizzare, prevedere pene alternative, e stipulare convenzioni per poter far scontare le pene nei Paesi d’origine, e non per ragioni razziste ma perche’ chi conosce le carceri sa che chi sconta una pena e non ha la famiglia alle spalle subisce una pena piu’ dura”. “Poi - ha aggiunto - c’e’ l’edilizia, che non e’ solo costruire nuovi carceri ma anche prevedere luoghi di reclusione differenti, perche’ non tutte le pene hanno bisogno dello stesso tipo di reclusione. E penso che in uno dei prossimi Consigli dei ministri dovremmo varare il piano carceri. Servono infine strumenti di controllo, che non danno allarme sociale e non consentono facili evasioni, che potrebbero essere sperimentati. Tutto questo potrebbe portare ad un miglioramento della situazione. Non e’ possibile pensare alla bacchetta magica, ma invertire la rotta e’ necessario. Oggi chi visita le carceri sa che ci sono - anche molto vicine l’una all’altra - zone di grande efficienza e zone di grande precarieta’ per le persone. Serve livellare verso l’alto la dignita’ complessiva della casa circondariale”.
Sulla eventuale depenalizzazione dei reati legati alla droga, Quagliariello ha risposto: “Io non voglio entrare all’interno delle fattispecie. Penso sia possibile depenalizzare molte delle cose che oggi sono considerate reati. Ma non vorrei soffermarmi sui casi emblematici, come e’ stato il caso Cucchi. Serve andare oltre questi casi, che sono la spia di una situazione piu’ complessiva. Occorre un approccio non emotivo, che non contrapponga il carcerato con chi nelle carceri lavora. Ovviamente le responsabilita’ devono venire fuori, ma occorre anche ricordare che le responsabilita’ sono personali. E spesso le persone che lavorano nelle carceri meritano encomi”, ha concluso il senatore della maggioranza. (AGI) Siz