(AGI) - Roma, 30 set. - “Se per il ministro dell’Interno Maroni, con il quale ci complimentiamo, e’ una giornata da incorniciare, per i poliziotti penitenziari alle prese con il problema della sicurezza nelle carceri campane, e casertane in particolare, e’ una giornata che prelude ad un nuovo tragico corso”. A dirlo e’ il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, che commenta le due operazioni contro il clan dei Casalesi nel casertano che hanno portato stanotte all’esecuzione di circa 100 misure cautelari ma soprattutto alla cattura dei boss, mandanti ed esecutori, responsabili della strage di Castelvolturno.
“Ci permetta di dissentire Maroni - afferma Beneduci - quando sostiene che lo ‘Stato c’e’ e che interviene in modo efficace’, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ad esempio, dove sono stati portati 14 dei 107 capi e gregari delle cosche camorristiche campane individuate, lo Stato fa molta fatica a farsi sentire, se non per l’intervento instancabile e dedito dei poliziotti penitenziari”. Qui, rileva il leader dell’Osapp, “i detenuti sono 911 e superano oramai da tempo la soglia della tollerabilita’ che il Dipartimento ha fissato in 796 unita’”, ma “il problema non e’ solo questo, l’istituto di pena presenta uno dei piu’ alti tassi di affiliazione mafiosa e camorristica di tutti gli istituti italiani: si trovano qui 250 reclusi in stato di alta sicurezza, 300 in stato di sicurezza media. E’ preoccupante come su un totale appunto di quasi mille presenze, piu’ della meta’ dei detenuti presenta i caratteri di una forte impronta camorristica, proprio nel luogo in cui la camorra regna incontrastata e alla faccia di qualsiasi criterio di separazione dei soggetti piu’ pericolosi”.
Rispetto al problema della sicurezza, quindi, “che puo’ soffrire una struttura con questi numeri e queste incidenze, affidata a 121 agenti di polizia penitenziaria soltanto e non tutti applicati e a stretto contatto con il detenuto, e’ come se - osserva Beneduci - i boss catturati ieri notte abbiamo soltanto cambiato dimora. Nei giorni scorsi abbiamo piu’ volte segnalato la questione al Ministro della Giustizia Alfano, adducendo il rischio che un’azione massiccia, e territorialmente concentrata, si potesse riflettere necessariamente sui servizi demandati al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, osservando come le strutture offerte nel campano non fossero idonee all’ingresso in carcere di un importante numero di persone pericolose e a suo tempo e’ stato piu’ volte richiesto un rinforzo d’organico, almeno nelle strutture maggiormente esposte, arrivando anche ad immaginare una forma di distacco temporaneo per quelle persone interessate a ritornare nelle proprie terre di origine. Soluzioni queste cadute subito nel vuoto”. Quindi, “nel ribadire ancora i complimenti al ministro Maroni - conclude Beneduci - ci rassegniamo all’idea di un ministro della Giustizia troppo distratto a valutare le incidenze che certe operazioni anticrimine possono produrre sull’intero sistema penitenziario”. (AGI)
Red/Oll