(AGI) - Cagliari, 31 gen. - Nei tribunali sardi, in media, una causa civile impiega non meno di 6-7 anni per chiudersi in secondo grado. Fra indagini preliminari, dibattimento in primo grado e in appello, un processo penale non dura meno di 5 anni. La colpa e’ dell’eseguita’ delle forze in campo. E se la giustizia e’ una macchina che non funzione la colpa e’ della politica. Il quadro desolante dell’amministrazione della giustizia in Sardegna e’ emerso stamane a Cagliari, in occasione della consueta cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Vincenzo Oliveri ed Ettore Angioni, rispettivamente presidente della Corte d’Appello di Cagliari e procuratore generale, non hanno usato giri di parole. “La giustizia continua soffrire non per la vana attesa di riforme”, ha premesso Oliveri, “quanto piuttosto per il parto di numerose riforme che hanno lasciato irrisolto lo stato generale di crisi dell’istituzione giudiziaria”.
Angioni ha auspicato la cancellazione di alcuni punti del decreto sull’accesso alla magistratura, che ha introdotto il principio della separazione delle carriere fra magistratura requirente e giudicante: “Se non verra’ cancellato a breve l’articolo 13 del decreto legge 160 del 2006, anche in Sardegna avremo la paralisi completa della macchina giudiziaria”.
“E’ una disposizione irrazionale e illogica”, ha aggiunto il procuratore generale, “che oltre a porre tutta una serie di rigorosi limiti al passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente e viceversa, non consente ai magistrati ordinari di prima nomina l’esercizio di funzioni requirenti e monocratiche giudicanti, che pero’ possono essere assurdamente svolte da semplici magistrati onorari”. (AGI)
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