(AGI) - Bologna, 31 gen. - Nella sua relazione per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, il Presidente della Corte D’Appello di Bologna, Giuliano Lucentini, ha fatto il quadro di una situazione molto grave nel distretto regionale per quanto riguarda le pendenze e i tempi dei processi civili e penali, ma - ha voluto aggiungere - grave “anche dal punto di vista soggettivo, perche’ il personale e’ avvilito, demotivato, stressato dal tanto lavoro che incombe, nella consapevolezza, oltre tutto, che esso aumentera’ col tempo”. Polemico, Lucentini, nei confronti del Governo per le dichiarazioni sui “tornelli” nei palazzi di giustizia contro l’ inefficienza dei magistrati. Spesso, ha sostenuto il magistrato, il lavoro di scrivere sentenze il giudice lo puo’ fare solo a casa propria. “In questa Corte D’Appello - ha aggiunto Lucentini - ad esempio i consiglieri del ramo penale, che sono in tabella 21, sono allocati - fa pena dirlo - in due stanzette (prima erano tre, ma una l’ho dovuta adibire , l’anno scorso a cancelleria” con sole cinque postazioni di lavoro, sicche’, se venissero tutti e 21, dove metterli?” A Bologna, inoltre, non esiste una biblioteca e i magistrati - ha aggiunto ancora il Presidente della Corte - per consultare leggi e giurisprudenza “sono costretti a provvedere personalmente all’acquisto di quanto occorra”. La situazione del distretto dell’Emilia Romagna, che presenta tuttavia andamenti diversi, e’ stata inoltre fotografata dalla relazione del procuratore generale della Corte D’Appello, Francesco Pintor. Ai miglioramenti avvenuti a Ravenna, a Ferrara e a Forli’ e nella procura minorile, ha spiegato Pintor, si contrappone l’aumento delle pendenze a Bologna e Rimini, mentre il quadro nelle altre Procure e’ in pratica stazionario. In totale, i procedimenti pendenti al 30 giugno 2007 erano 108.599: dopo un anno sono passati a 112.520. “Sebbene il numero dei procedimenti definiti sia maggiore - ha detto il Pg - la pendenza e’ ancora aumentata del 3,98%. Pintor ha ribadito il non gradimento dei magistrati all’adozione dei criteri di priorita’, prima applicati dall’indulto e poi previsti da un decreto legge del 2008 convertito in legge nel luglio dello scorso anno. “Per dirla con linguaggio teatrale - ha concluso Pintor - l’obbligatorieta’ dell’azione penale esce di scena e cala il sipario. Senza applausi”. Grave, di conseguenza, anche la situazione nelle carceri dove al 31 dicembre 2007 il numero degli imputati costituiva quasi il 62% dei detenuti.
(AGI)
Ari